Gestione del rischio incendio negli impianti galvanici e PVD: obblighi normativi e buone pratiche


29 Luglio 2026|In Articoli|5 Minuti

Il rischio incendio negli impianti galvanici e PVD nasce da un insieme di fattori: impianti elettrici ad alta potenza, gas tecnici in pressione e molto altro. Tutti elementi tipici degli stabilimenti di trattamento superficiale.

I bagni galvanici lavorano perlopiù con soluzioni acquose non infiammabili. Gli impianti PVD operano sotto vuoto. Ma questo non basta ad azzerare il rischio. Serve un approccio strutturato, normato da leggi e regolamenti specifici.

Gestire il rischio incendio non vuol dire solo installare presidi antincendio come estintori. Il tema coinvolge l’intero ciclo di vita dell’impianto: progettazione degli ambienti, scelta delle tecnologie, procedure operative, formazione del personale.

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Il quadro normativo di riferimento

In Italia non esiste una normativa antincendio dedicata agli impianti galvanici o PVD. La sicurezza è regolata dall’integrazione di più fonti: salute e sicurezza sul lavoro, prevenzione incendi, gestione chimica, atmosfere esplosive.

Il riferimento principale è il D.Lgs. 81/2008. L’articolo 46 impone al datore di lavoro di prevenire gli incendi. In pratica: valutazione del rischio nel DVR, misure di prevenzione e protezione, piano di emergenza.

Se l’attività rientra tra quelle soggette a controllo del DPR 151/2011, serve anche la SCIA antincendio, presentata ai Vigili del Fuoco nel rispetto del Codice di Prevenzione Incendi. Dal 2022 il quadro è aggiornato dai tre Decreti Ministeriali di settembre 2021. Oggi sono il riferimento operativo anche per i trattamenti superficiali.

Le peculiarità degli impianti galvanici

Il processo galvanico ha fattori di rischio specifici. Oltre ai bagni elettrolitici, negli impianti si usano prodotti per lo sgrassaggio, additivi chimici, resine, materiali plastici. Tutti elementi che contribuiscono al carico d’incendio.

C’è poi il fattore elettrico. Raddrizzatori, quadri di distribuzione, correnti elevate: la elettrodeposizione automatica richiede progettazione accurata e manutenzione costante. L’obiettivo è ridurre guasti, surriscaldamenti, cortocircuiti.

Un altro punto critico sono gli impianti di aspirazione e abbattimento fumi. Vanno mantenuti sempre efficienti. L’accumulo di residui può compromettere la sicurezza dell’intero impianto.

Gli aspetti specifici degli impianti PVD

Gli impianti PVD hanno criticità diverse rispetto alla galvanica tradizionale. Le camere da vuoto usano alimentatori ad alta potenza, sistemi di raffreddamento, pompe da vuoto. E gas tecnici come argon e azoto.

Alcuni processi prevedono anche idrogeno o altri gas. In questi casi serve una valutazione dedicata del rischio incendio e esplosione.

Tre elementi fanno la differenza: 

  • dimensionamento corretto degli impianti elettrici, 
  • manutenzione costante delle apparecchiature, 
  • monitoraggio continuo delle condizioni operative. 
  • corretto stoccaggio dei gas tecnici in pressione

Così le anomalie si intercettano prima che diventino un pericolo.

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Sostanze chimiche: REACH, CLP, SDS e ATEX

La gestione delle sostanze chimiche è centrale nella prevenzione incendi. Il Regolamento REACH (CE 1907/2006) disciplina registrazione, valutazione, uso sicuro. Il Regolamento CLP (CE 1272/2008) stabilisce i criteri di classificazione ed etichettatura.

Le Schede Dati di Sicurezza (SDS) sono lo strumento chiave. Indicano infiammabilità, incompatibilità tra sostanze, corretto stoccaggio, agenti estinguenti idonei.

Dove ci sono solventi infiammabili o sostanze che possono generare atmosfere esplosive, si applica anche la normativa ATEX (Direttive 1999/92/CE e 2014/34/UE). Disciplina classificazione delle aree a rischio e requisiti delle apparecchiature installate.

Scopri gli come funziona un impianto PVD

Buone pratiche operative

Rispettare la normativa è il punto di partenza. Una gestione davvero efficace del rischio incendio si costruisce ogni giorno, con pratiche semplici ma costanti:

  • manutenzione programmata di impianti elettrici e sistemi antincendio;
  • controllo periodico degli impianti di aspirazione;
  • separazione e identificazione delle sostanze incompatibili;
  • ordine e pulizia delle aree produttive;
  • aggiornamento continuo della documentazione tecnica;
  • verifica periodica dei presidi antincendio (estintori, allarmi, vie di fuga).

C’è poi la formazione del personale. Gli operatori devono conoscere i rischi delle lavorazioni, saper usare i dispositivi antincendio, conoscere le procedure di emergenza. Le esercitazioni periodiche verificano se il piano di emergenza funziona davvero.

La prevenzione come investimento

Nei trattamenti superficiali, la gestione del rischio incendio non è un semplice adempimento. Significa ridurre le interruzioni operative. Contenere i danni economici. Preservare il patrimonio tecnologico dell’azienda.

Serve una visione integrata: progettazione, manutenzione, gestione chimica, formazione. Tutti elementi che lavorano insieme, come un rigoroso controllo qualità accompagna ogni fase del processo produttivo.

Anche questo è uno dei criteri da valutare nella scelta di un fornitore di trattamenti PVD e galvanici affidabile. Per approfondimenti tecnici, contatta i tecnici LEM.


Profile_LEM

Francesca

Responsabile ambiente e sicurezza - LEM Srl


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