Zama: caratteristiche, lavorabilità e compatibilità con i rivestimenti galvanici e PVD
Zama: un materiale diffuso, spesso sottovalutato
Fibbie, bottoni, cerniere, maniglie, occhiali, componenti di rubinetteria: buona parte degli accessori metallici che utilizziamo ogni giorno è realizzata in zama. Eppure, quando si tratta di applicare un rivestimento superficiale, galvanico o PVD, questo materiale richiede attenzioni specifiche che non sempre vengono considerate con la dovuta accuratezza.
Questo articolo analizza le proprietà della zama, i motivi della sua diffusione nei settori moda e design, e soprattutto cosa succede quando questo substrato entra in un ciclo di finitura superficiale: quali preparazioni sono necessarie, dove si nascondono le criticità, e come garantire un risultato duraturo.

Che cos’è la zama e perché viene scelta
La zama, nota anche come Zamak, è una famiglia di leghe metalliche a base di zinco (circa 95–96%), con piccole percentuali di alluminio, magnesio e rame. La composizione è controllata e lo zinco utilizzato è ad alta purezza: due fattori che determinano le proprietà meccaniche e la lavorabilità del materiale.
Il punto di forza della zama sta nel suo basso punto di fusione, inferiore ai 400 °C, che si traduce in un’alta fluidità del metallo liquido durante la colata. Questo consente di realizzare la zama attraverso la pressofusione: un processo produttivo in grado di riprodurre geometrie complesse, dettagli sottili e superfici quasi finite, con tolleranze dimensionali molto precise.
Rispetto a materiali come l’ottone o l’acciaio, la pressofusione in zama offre un vantaggio decisivo: permette forme che sarebbero difficili o economicamente proibitive da ottenere con altri metalli. Un profilo con sottosquadri, una texture in rilievo, una geometria articolata: tutto questo è gestibile con la zama a costi di produzione contenuti, senza richiedere costose lavorazioni meccaniche aggiuntive.
A livello di proprietà, la lega offre:
- Stabilità meccanica sufficiente per impieghi in accessori e componentistica
- Discreta resistenza all’usura e alla corrosione nativa, ulteriormente migliorabile con trattamenti superficiali
- Buona ripetibilità dimensionale di serie in serie
È per questo che la zama è ampiamente adottata in settori come pelletteria, abbigliamento, arredo e design, rubinetteria: contesti in cui il bilanciamento tra costo, estetica e prestazioni meccaniche è critico.
Il limite strutturale: la porosità da pressofusione
La pressofusione è vantaggiosa sotto molti aspetti, ma comporta una criticità intrinseca: durante il processo di fusione e solidificazione, nella lega possono formarsi micro-porosità interne o superficiali. Si tratta di microcavità che, a occhio nudo, possono essere invisibili o quasi, ma che diventano punti critici nel momento in cui il pezzo viene sottoposto a un trattamento di rivestimento superficiale.
Queste porosità riducono la compattezza del materiale, intrappolano contaminanti difficili da rimuovere e possono compromettere l’adesione del rivestimento. È qui che si gioca una parte fondamentale della qualità del prodotto finito, e per questo la selezione del substrato e la preparazione superficiale non sono mai passaggi secondari.
Trattamenti galvanici su zama: preparazione e sequenza di processo
Applicare un rivestimento galvanico su zama non è un’operazione standard. Lo zinco è un metallo reattivo: si ossida rapidamente a temperatura ambiente, e le porosità da pressofusione complicano ulteriormente la pulizia della superficie. Senza una preparazione adeguata, il rivestimento non aderisce in modo uniforme e il pezzo può presentare difetti, sbollature, distacchi localizzati, aree opache, già nelle prime fasi d’uso.
La sequenza corretta prevede cinque fasi distinte, ciascuna con una funzione precisa:
- Sgrassaggio Rimozione di oli, grassi e residui del processo di stampaggio, mediante sgrassanti chimici, elettrolitici o lavaggi in ultrasuoni. L’obiettivo è una superficie completamente priva di impurità organiche, che altrimenti impedirebbero qualsiasi adesione successiva.
- Decapaggio e attivazione Trattamento con acidi diluiti (acido cloridrico o solforico leggero) per eliminare gli ossidi superficiali formatisi sulla zama e aumentare leggermente la bagnabilità del metallo. Questa fase “riattiva” la superficie e la predispone a ricevere i depositi successivi.
- Strato primer: rame alcalino Un velo sottile di rame alcalino viene depositato direttamente sulla zama pulita. Questo strato intermedio funge da ancoraggio uniforme per i metalli di finitura e riduce significativamente i rischi di scarsa adesione legati alla reattività dello zinco.
- Placcatura di base: rame acido + nichel (o bronzo) Lo strato di rame acido livella la superficie del substrato, compensando le irregolarità residue. A seguire, uno strato barriera di nichel lucido, o di bronzo nei casi in cui siano richieste finiture antiallergiche, completa la preparazione prima della finitura finale.
- Finitura: oro, palladio, rutenio L’ultimo deposito determina l’estetica finale del pezzo e ne garantisce la protezione superficiale agli attacchi chimici esterni. La scelta del metallo di finitura dipende dal risultato cromatico desiderato e dalle performance richieste.
Senza questa sequenza completa, anche un solo passaggio mancante o mal eseguito può compromettere l’intero rivestimento. La presenza di ossidi residui o micro-porosità non trattate crea aree di scarsa adesione che si manifestano, spesso in modo progressivo, con l’uso del pezzo.
Per approfondire il processo galvanico e gli impianti disponibili: Trattamenti Galvanica — Impianto Galvanico Automatico.

PVD su zama: opportunità, criticità e gestione del processo
Il PVD (Physical Vapor Deposition) è una tecnologia di rivestimento in vuoto che deposita film sottilissimi, metallici o ceramici, con alta durezza e ottima resistenza all’usura. Sullo zinco puro, però, il PVD non attecchisce bene: lo zinco è un metallo basso bollente, con scarse proprietà di ancoraggio per i film atomici depositati in camera.
Questo significa che il PVD diretto su zama non è praticabile: il film si depositerebbe in modo non uniforme e tenderebbe a distaccarsi nel tempo, rendendo il risultato inaffidabile. Come anticipato nella sezione precedente, la soluzione è un pre-trattamento galvanico che crea uno strato intermedio compatibile, nichel, rame, bronzo o palladio, su cui il PVD può aderire correttamente.
La catena completa: galvanica + PVD
Quando si tratta un pezzo in zama con PVD, il ciclo non coincide con la sola fase in camera. Include, necessariamente, anche il trattamento galvanico preparatorio. Questo ha implicazioni pratiche su tempi, costi e complessità del processo, ed è un elemento da considerare già in fase di progettazione del prodotto.
Una volta completato il pre-trattamento, il pezzo entra nella camera PVD. I parametri da controllare con attenzione sono:
- Temperatura: deve restare moderata per non alterare la microstruttura della lega di base (la zama ha un basso punto di fusione)
- Vuoto: fondamentale per la qualità e l’uniformità del deposito
- Tempi di deposizione e composizione dei gas reattivi: determinano spessore, colore e durezza del film finale
Se tutti i passaggi, come pulizia, attivazione, primer galvanico e deposizione PVD, sono eseguiti correttamente, si ottiene un rivestimento omogeneo, duro e resistente, con colorazioni decorative stabili e maggiore protezione superficiale.
Perché la combinazione zama + PVD è spesso problematica
La complessità del processo risiede nell’ampio numero di variabili intrinseche alla lega di zinco: composizione del lotto, qualità della pressofusione, presenza di porosità, geometria del pezzo. Anche un singolo fattore fuori controllo può portare a difetti nel rivestimento finale, sbollature, distacchi localizzati, colori non uniformi.
Per questo motivo, si raccomanda di validare il processo su ogni singolo articolo prima della messa in produzione. La validazione preventiva consente di intercettare le problematiche specifiche di quel pezzo, geometria, distribuzione delle porosità, comportamento nel bagno galvanico, e di regolare il processo di conseguenza. Un approccio che richiede tempo nella fase iniziale, ma che evita scarti e rilavorazioni costose a produzione avviata.
Per approfondire: Trattamenti PVD — Impianto PVD — PVD vs Galvanica: differenze, vantaggi e limiti.
Zama a confronto: quando sceglierla e quando valutare alternative

La zama non è intrinsecamente un materiale “difficile”. È un materiale che richiede competenza di processo: chi la lavora deve conoscere le sue specificità, la reattività dello zinco, le porosità da pressofusione, il comportamento in camera PVD, e strutturare il ciclo di finitura di conseguenza.
Resta la scelta corretta quando il progetto privilegia forme complesse, produzioni in serie e costi contenuti, e quando la catena di fornitura garantisce un controllo adeguato della qualità del substrato e del processo di rivestimento.
Conclusione
La zama è uno dei materiali più diffusi nel mondo degli accessori, del design e della componentistica industriale. Ma la sua versatilità in fase di pressofusione non si trasferisce automaticamente alla fase di rivestimento: qui entrano in gioco le specificità dello zinco, le porosità da processo e la necessità di cicli di preparazione ben strutturati.
Sia per la galvanica che per il PVD, il risultato finale dipende in modo determinante dalla qualità del substrato e dalla correttezza di ogni singolo passaggio del processo, dalla pulizia iniziale fino alla deposizione dell’ultimo strato.
In LEM, la gestione di substrati critici come la zama è parte del nostro know-how quotidiano. Ogni articolo viene valutato individualmente, con una fase di validazione che consente di definire il ciclo ottimale prima della produzione di serie.
Hai un componente in zama da rivestire? Contattaci per una valutazione tecnica preliminare. Il nostro laboratorio interno e il servizio di industrializzazione sono a disposizione per analizzare il tuo caso specifico e identificare la soluzione più adatta.
Leonardo
Responsabile laboratorio chimico area galvanica - LEM srl
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