Come funziona un impianto PVD: tecnologie e processi spiegati
All’interno dell’impianto PVD LEM
Come funziona concretamente un impianto di Deposizione Fisica da Vapore (PVD)? Quali sono i passaggi chiave che trasformano un componente metallico in un prodotto con finitura resistente, uniforme e stabile nel tempo?
In questo articolo entriamo all’interno dell’impianto PVD di LEM per analizzare struttura, tecnologie e fasi operative: dalla gestione del vuoto al controllo dei parametri di processo, fino alle principali modalità di deposizione come sputtering, evaporazione e arco catodico.
Un approfondimento pensato per offrire una visione chiara e completa delle dinamiche che determinano qualità, ripetibilità e performance del rivestimento finale.

Componenti e processi di un Impianto PVD

La struttura di un impianto PVD
Un impianto PVD è un sistema integrato composto da più moduli interconnessi, dove ogni elemento influisce direttamente sul risultato finale.
Vediamoli insieme nei seguenti paragrafi.
1. Camera e gestione del vuoto
La camera da vuoto è il cuore dell’impianto. Realizzata in acciaio inox ad alto spessore, deve resistere a significative differenze di pressione. All’interno di questa camera avviene l’intero processo di deposizione.
Il sistema di pompaggio è generalmente articolato in due fasi:
- Vuoto primario, ottenuto tramite pompe meccaniche (rotative e roots)
- Alto vuoto, raggiunto con pompe turbomolecolari o a diffusione
Si raggiunge in fase di evacuazione una pressione nell’ordine di 10⁻³ Pa per rimuovere totalmente l’aria e i contaminanti in essa contenuti. La deposizione avviene tra i 10⁻2 e i 10⁻1 Pa.
La stabilità del vuoto è un fattore critico: influisce su adesione, uniformità e colore finale del rivestimento.
2. Telaistica e movimentazione dei pezzi
Nella deposizione fisica da vapore, la deposizione è “in linea di vista”: il materiale si deposita dove riesce ad arrivare. Per questo motivo la movimentazione dei componenti è molto importante.
Gli impianti moderni utilizzano sistemi cinematici a planetario, con rotazioni singole, doppie o triple, che permettono di:
- Ridurre l’effetto di ombreggiatura (shadowing)
- Garantire uniformità su geometrie tridimensionali
- Mantenere spessori coerenti su tutta la superficie
Una movimentazione non corretta si traduce in differenze cromatiche o in spessori non conformi, problematiche particolarmente critiche nei settori fashion e luxury.
3. Sorgenti e target
Sulle pareti della camera sono installate le sorgenti, dispositivi che trasformano il materiale solido (target) in atomi pronti a depositarsi sul substrato.
I target possono essere realizzati in metalli puri come titanio, zirconio, cromo o oro. La scelta del materiale determina:
- Colore finale
- Durezza superficiale
- Resistenza chimica e meccanica
Attraverso l’introduzione di gas reattivi come azoto o acetilene si formano nitruri o carburi metallici, con durezze superficiali che possono raggiungere valori superiori a 2000 HV.
4. Controllo dei gas e automazione
Il controllo del processo è affidato a flussimetri di massa (MFC) ad alta precisione e a un PLC che gestisce le “ricette” operative.
Pressione, flusso gassoso, potenza, temperatura e tempi di deposizione vengono coordinati automaticamente. Questo livello di automazione consente di ottenere:
- Ripetibilità del colore
- Costanza di spessore
- Standard qualitativi idonei alla produzione in serie

Il processo PVD: le fasi operative
Oltre alla struttura impiantistica, è importante comprendere le fasi operative che precedono e accompagnano la deposizione.
1. Preparazione del substrato
La qualità del film dipende in larga parte dalla preparazione della superficie
Pulizia:
- Sgrassaggio chimico per eliminare oli e residui industriali
- Lavaggi in solvente o ultrasuoni
- Risciacquo con acqua deionizzata
Attivazione superficiale:
- Plasma cleaning per rimuovere ossidi e aumentare la reattività superficiale
L’obiettivo è garantire adesione e durata nel tempo del rivestimento.
2. Carico e gestione geometrica
I componenti vengono posizionati su supporti rotanti, conduttivi nel caso di substrati metallici, per facilitare il legame atomico.
La corretta disposizione riduce le zone d’ombra e contribuisce all’uniformità del risultato.
3. Creazione e stabilizzazione del vuoto
UUna volta chiusa la camera, si procede alla creazione del vuoto fino a valori nell’ordine dei 10⁻³ Pa
Il vuoto consente:
- Trasporto controllato degli atomi
- Riduzione di ossigeno e umidità
- Maggiore densità del film
La stabilità di questa fase è determinante per l’estetica e le performance del prodotto finito.

Le principali tecnologie PVD
All’interno di un impianto possono essere integrate diverse tecnologie di deposizione.
Le principali tecnologie PVD

PVD sputtering
Il target viene bombardato da ioni (tipicamente argon). Gli atomi espulsi si depositano sul substrato.
Vantaggi:
- Buona uniformità
- Compatibilità con leghe e materiali ceramici
- Rivestimento estremamente liscio e uniforme
Limite: velocità di deposizione relativamente contenuta e gestione del processo più complessa.
Evaporazione termica
Il materiale viene riscaldato fino alla vaporizzazione e successivamente condensato sul pezzo.
Vantaggi: processo rapido e semplice.
Limite: maggiore direzionalità, meno indicato per forme complesse, rivestimenti poco compatti e con proprietà meccaniche limitate
Arco catodico
Un arco elettrico vaporizza il target e genera un plasma altamente ionizzato
Vantaggi:
- Film molto densi
- Elevata durezza
- Ottima resa cromatica
Limite: possibile presenza di microparticelle che richiedono gestione dedicata.

Parametri di processo: dove si gioca la qualità
Pressione, composizione del gas, potenza della sorgente, temperatura del substrato, tempo di deposizione e rotazione dei pezzi sono le variabili chiave.
Per applicazioni decorative, lo spessore tipico è compreso tra 0,25 e 0,5 µm
Anche variazioni minime nei parametri possono modificare colore, brillantezza e durezza.
Costi, complessità e potenzialità
Un impianto PVD richiede un investimento iniziale significativo: camera a vuoto, pompe e sorgenti rappresentano la parte più rilevante.
La complessità tecnica è elevata e richiede personale qualificato.
E’ per questi motivi che la maggior parte delle aziende prende la scelta strategica di esternalizzare i processi PVD, affidandosi a dei terzisti come LEM, che possono garantire
- Finiture ad alta gamma
- Personalizzazione cromatica
- Elevata resistenza all’usura
- Ripetibilità industriale
Conclusione: scegliere il partner giusto
Un impianto PVD è un sistema tecnologico complesso in cui ogni variabile influisce sul risultato finale. Non è solo una questione di tecnologia installata, ma di competenze, controllo e capacità di gestione del processo.
LEM opera come partner PVD affidabile per le aziende che richiedono qualità costante, performance elevate e standard produttivi certificati. L’esperienza nella gestione degli impianti, il controllo rigoroso dei parametri e l’attenzione alla ripetibilità del risultato permettono di trasformare il PVD in un reale vantaggio competitivo per il cliente.
FAQ – Domande frequenti sugli impianti PVD
Qual è il cuore di un impianto PVD?
La camera da vuoto. È l’ambiente controllato in cui avviene la deposizione: stabilità del vuoto e precisione dei parametri determinano qualità e uniformità del film.
Perché la movimentazione dei pezzi è così importante?
Il PVD è un processo “in linea di vista”. Senza rotazione e sistemi planetari si creano zone d’ombra che compromettono spessore e colore.
Quali sono le principali tecnologie PVD utilizzate negli impianti?
Le più diffuse sono sputtering, evaporazione termica e arco catodico. Differiscono per modalità di deposizione, velocità e densità del film ottenuto.
Francesco
Responsabile Commerciale - LEM srl
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