Come funziona un impianto PVD: tecnologie e processi spiegati


23 Febbraio 2026|In Articoli|9 Minuti

All’interno dell’impianto PVD LEM

Come funziona concretamente un impianto di Deposizione Fisica da Vapore (PVD)? Quali sono i passaggi chiave che trasformano un componente metallico in un prodotto con finitura resistente, uniforme e stabile nel tempo?

In questo articolo entriamo all’interno dell’impianto PVD di LEM per analizzare struttura, tecnologie e fasi operative: dalla gestione del vuoto al controllo dei parametri di processo, fino alle principali modalità di deposizione come sputtering, evaporazione e arco catodico. 

Un approfondimento pensato per offrire una visione chiara e completa delle dinamiche che determinano qualità, ripetibilità e performance del rivestimento finale.

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Componenti e processi di un Impianto PVD

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La struttura di un impianto PVD

Un impianto PVD è un sistema integrato composto da più moduli interconnessi, dove ogni elemento influisce direttamente sul risultato finale.

Vediamoli insieme nei seguenti paragrafi.

1. Camera e gestione del vuoto

La camera da vuoto è il cuore dell’impianto. Realizzata in acciaio inox ad alto spessore, deve resistere a significative differenze di pressione. All’interno di questa camera avviene l’intero processo di deposizione. 

Il sistema di pompaggio è generalmente articolato in due fasi:

  • Vuoto primario, ottenuto tramite pompe meccaniche (rotative e roots)
  • Alto vuoto, raggiunto con pompe turbomolecolari o a diffusione

Si raggiunge in fase di evacuazione una pressione nell’ordine di 10⁻³ Pa per rimuovere totalmente l’aria e i contaminanti in essa contenuti. La deposizione avviene tra i 10⁻2 e i 10⁻1 Pa.

La stabilità del vuoto è un fattore critico: influisce su adesione, uniformità e colore finale del rivestimento.

2. Telaistica e movimentazione dei pezzi

Nella deposizione fisica da vapore, la deposizione è “in linea di vista”: il materiale si deposita dove riesce ad arrivare. Per questo motivo la movimentazione dei componenti è molto importante. 

Gli impianti moderni utilizzano sistemi cinematici a planetario, con rotazioni singole, doppie o triple, che permettono di:

  • Ridurre l’effetto di ombreggiatura (shadowing)
  • Garantire uniformità su geometrie tridimensionali
  • Mantenere spessori coerenti su tutta la superficie

Una movimentazione non corretta si traduce in differenze cromatiche o in spessori non conformi, problematiche particolarmente critiche nei settori fashion e luxury.

3. Sorgenti e target

Sulle pareti della camera sono installate le sorgenti, dispositivi che trasformano il materiale solido (target) in atomi pronti a depositarsi sul substrato.

I target possono essere realizzati in metalli puri come titanio, zirconio, cromo o oro. La scelta del materiale determina:

  • Colore finale
  • Durezza superficiale
  • Resistenza chimica e meccanica

Attraverso l’introduzione di gas reattivi come azoto o acetilene si formano nitruri o carburi metallici, con durezze superficiali che possono raggiungere valori superiori a 2000 HV.

4. Controllo dei gas e automazione

Il controllo del processo è affidato a flussimetri di massa (MFC) ad alta precisione e a un PLC che gestisce le “ricette” operative.

Pressione, flusso gassoso, potenza, temperatura e tempi di deposizione vengono coordinati automaticamente. Questo livello di automazione consente di ottenere:

  • Ripetibilità del colore
  • Costanza di spessore
  • Standard qualitativi idonei alla produzione in serie
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Il processo PVD: le fasi operative

Oltre alla struttura impiantistica, è importante comprendere le fasi operative che precedono e accompagnano la deposizione.

1. Preparazione del substrato

La qualità del film dipende in larga parte dalla preparazione della superficie

Pulizia:

  • Sgrassaggio chimico per eliminare oli e residui industriali
  • Lavaggi in solvente o ultrasuoni
  • Risciacquo con acqua deionizzata

Attivazione superficiale:

  • Plasma cleaning per rimuovere ossidi e aumentare la reattività superficiale

L’obiettivo è garantire adesione e durata nel tempo del rivestimento.

2. Carico e gestione geometrica

I componenti vengono posizionati su supporti rotanti, conduttivi nel caso di substrati metallici, per facilitare il legame atomico.

La corretta disposizione riduce le zone d’ombra e contribuisce all’uniformità del risultato.

3. Creazione e stabilizzazione del vuoto

UUna volta chiusa la camera, si procede alla creazione del vuoto fino a valori nell’ordine dei 10⁻³ Pa

Il vuoto consente:

  • Trasporto controllato degli atomi
  • Riduzione di ossigeno e umidità
  • Maggiore densità del film

La stabilità di questa fase è determinante per l’estetica e le performance del prodotto finito.

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Le principali tecnologie PVD

All’interno di un impianto possono essere integrate diverse tecnologie di deposizione.

Le principali tecnologie PVD

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PVD sputtering

Il target viene bombardato da ioni (tipicamente argon). Gli atomi espulsi si depositano sul substrato.

Vantaggi:

  • Buona uniformità
  • Compatibilità con leghe e materiali ceramici
  • Rivestimento estremamente liscio e uniforme

Limite: velocità di deposizione relativamente contenuta e gestione del processo più complessa.

Evaporazione termica

Il materiale viene riscaldato fino alla vaporizzazione e successivamente condensato sul pezzo.

Vantaggi: processo rapido e semplice.

Limite: maggiore direzionalità, meno indicato per forme complesse, rivestimenti poco compatti e con proprietà meccaniche limitate

Arco catodico

Un arco elettrico vaporizza il target e genera un plasma altamente ionizzato

Vantaggi:

  • Film molto densi
  • Elevata durezza
  • Ottima resa cromatica

Limite: possibile presenza di microparticelle che richiedono gestione dedicata.

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Parametri di processo: dove si gioca la qualità

Pressione, composizione del gas, potenza della sorgente, temperatura del substrato, tempo di deposizione e rotazione dei pezzi sono le variabili chiave

Per applicazioni decorative, lo spessore tipico è compreso tra 0,25 e 0,5 µm

Anche variazioni minime nei parametri possono modificare colore, brillantezza e durezza.

Costi, complessità e potenzialità

Un impianto PVD richiede un investimento iniziale significativo: camera a vuoto, pompe e sorgenti rappresentano la parte più rilevante. 

La complessità tecnica è elevata e richiede personale qualificato.

E’ per questi motivi che la maggior parte delle aziende prende la scelta strategica di esternalizzare i processi PVD, affidandosi a dei terzisti come LEM, che possono garantire 

  • Finiture ad alta gamma
  • Personalizzazione cromatica
  • Elevata resistenza all’usura
  • Ripetibilità industriale

Conclusione: scegliere il partner giusto

Un impianto PVD è un sistema tecnologico complesso in cui ogni variabile influisce sul risultato finale. Non è solo una questione di tecnologia installata, ma di competenze, controllo e capacità di gestione del processo.

LEM opera come partner PVD affidabile per le aziende che richiedono qualità costante, performance elevate e standard produttivi certificati. L’esperienza nella gestione degli impianti, il controllo rigoroso dei parametri e l’attenzione alla ripetibilità del risultato permettono di trasformare il PVD in un reale vantaggio competitivo per il cliente.

FAQ – Domande frequenti sugli impianti PVD

Qual è il cuore di un impianto PVD?

La camera da vuoto. È l’ambiente controllato in cui avviene la deposizione: stabilità del vuoto e precisione dei parametri determinano qualità e uniformità del film.

Perché la movimentazione dei pezzi è così importante?

Il PVD è un processo “in linea di vista”. Senza rotazione e sistemi planetari si creano zone d’ombra che compromettono spessore e colore.

Quali sono le principali tecnologie PVD utilizzate negli impianti?

Le più diffuse sono sputtering, evaporazione termica e arco catodico. Differiscono per modalità di deposizione, velocità e densità del film ottenuto.


Profile_LEM

Francesco

Responsabile Commerciale - LEM srl


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