Gestione e depurazione delle acque nella galvanica e nel PVD: cosa succede davvero dietro le quinte
La gestione delle acque reflue negli impianti
Quando si parla di trattamenti superficiali, si pensa subito al risultato finale: una finitura lucida, un colore perfetto, un rivestimento resistente. Ma raramente si immagina quanta acqua serva per ottenere tutto questo, e soprattutto cosa succede a quell’acqua dopo che ha fatto il suo “lavoro”.
Nella galvanica e nel PVD l’acqua non è solo una risorsa: è un ingrediente del processo. E come ogni ingrediente, alla fine va gestito bene.
Oggi le aziende devono implementare processi di depurazione delle acque galvaniche non solo per rispettare le norme, ma anche perché ridurre gli sprechi conviene a tutti: all’ambiente, ai clienti e anche ai conti aziendali.

Perché l’acqua usata in galvanica è così difficile da trattare
Nei vari passaggi del trattamento galvanico l’acqua si arricchisce di sostanze differenti quali ad esempio metalli o sali, siano essi di natura organica che inorganica. Nelle vasche di lavaggio siamo in presenza di soluzioni diluite mentre nei bagni esausti le concentrazioni degli inquinanti sono più elevate.
Il risultato?
Un mix di reflui molto diversi tra loro, che non possono essere depurati con una sola tecnologia. È un po’ come provare a pulire con lo stesso prodotto sia una pentola sporca di olio sia un rubinetto incrostato di calcare: non funziona. Serve un metodo specifico per ogni tipo di sporco.
La green chemistry: un modo intelligente di ridurre lo scarto
Prima ancora di parlare di depurazione, le aziende possono ridurre lo “sporco” che producono. È il cuore della green chemistry, un approccio semplice ma sorprendentemente efficace.
Vuol dire fare scelte come:
- usare sostanze più rispettose dell’ambiente (eco friendly) e più efficienti
- progettare supporti che migliorino e riducano il “drag out” dalle vasche di processo
- tenere sotto controllo tutte le attrezzature di bordo vasca con una manutenzione regolare
In pratica, tutto ciò che evita sprechi prima ancora di doverli gestire.
Il modello cradle to cradle aggiunge un passaggio in più: quello che oggi è uno scarto può diventare domani una risorsa. L’acqua “sporca” non è necessariamente persa. Con le tecnologie giuste può tornare nel ciclo produttivo.

Come LEM ha ridotto consumi e sprechi nel proprio ciclo idrico
Negli ultimi anni LEM ha introdotto una serie di miglioramenti che hanno cambiato il modo di gestire la risorsa idrica. Alcuni dei più concreti sono:
- nuovi impianti di trattamento più efficienti
- supporti che riducono il drag-out
- layout che a monte del progetto vengono studiati per far si che l’impianto sia ottimizzato
Perché conviene investire in un impianto moderno
Un buon impianto di depurazione delle acque galvaniche non serve solo per rispettare le norme.
Aiuta a risparmiare acqua, a ridurre l’uso dei reagenti, a stabilizzare i bagni e ad aumentare la qualità dei trattamenti.
Riduce incidenti e rischi normativi, migliora la gestione del ciclo produttivo e offre un ritorno economico concreto.
In LEM questo approccio ha portato a una riduzione importante dei consumi idrici e dei rifiuti prodotti. Il trattamento non è più un costo, ma un elemento che genera valore.
Le tecnologie che usiamo per depurare l’acqua
Non esiste una soluzione universale. Ogni linea ha i suoi contaminanti, i suoi flussi, i suoi limiti. LEM combina sempre almeno due blocchi fondamentali:
- un sistema che ricircola l’acqua di processo (osmosi inversa, scambio ionico);
- un sistema che abbatte ciò che non può essere recuperato, come quello chimico-fisico.
È questo mix a garantire efficienza e sicurezza finale.
Tecnologie usate da LEM per la depurazione dell’acqua Galvanica

Osmosi inversa: il “filtro super-evoluto”
L’osmosi inversa funziona come un filtro molto selettivo. Lascia passare solo acqua e trattiene tutto il resto.
Recupero elettrochimico: trasformare lo scarto in risorsa
In alcune soluzioni i metalli possono essere recuperati. L’elettrochimica li “riporta indietro” depositandoli in forma metallica su di un supporto.
È più semplice di quanto sembri il metallo torna solido e diventa riutilizzabile: Meno sprechi, meno costi, meno inquinanti nei reflui.
Scambio ionico: perfetto per i risciacqui
I demineralizzatori lavorano in continuo, catturando gli inquinanti e rilasciando acqua pulita, che può essere riutilizzata.
È una tecnologia molto efficiente, ideale nei risciacqui. Viene utilizzata quando i volumi sono elevati e l’obiettivo è ridurre i consumi idrici e i reflui senza interrompere la produzione.
Evaporazione: quando serve una soluzione al limite
L’evaporazione entra in gioco con i reflui più difficili. L’acqua evapora, si raffredda e torna liquida. Ciò che resta è un residuo molto concentrato, più semplice da gestire.
Non è sempre la soluzione più economica, ma in alcuni casi è l’unica che funziona bene.
Chimico-fisico: il metodo classico, ancora fondamentale
Ossidazione, neutralizzazione, precipitazione. È il trattamento che rimuove metalli e sostanze complesse nella maggior parte dei casi.
È una tecnologia collaudata e ancora oggi insostituibile per garantire lo scarico a norma.

Conclusione
La depurazione dei reflui galvanici è un tema complesso, ma può essere affrontato con metodo e buon senso. Ridurre gli sprechi, recuperare ciò che si può recuperare e trattare il resto in modo efficiente è la strategia vincente.
Mario
Responsabile area manutenzione impianti - LEM srl
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